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04 | 07 | 2009
admin
Garbatella in... Marcia
2009.06.07 18:51:55

Il 13 giugno per la sedicesima volta Garbatella apre i suoi spazi alla musica ed all'impegno sociale

Garbatella in... Marcia
La Festa della Cultura aderisce alla Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza


Come ogni anno da 16 anni la "Festa della Cultura invade le strade e le piazze di questo quartiere "giardino" nel cuore vivo della Roma popolare e passionale. Piazza Sauli, Piazza Montecorvino, Piazza Longobardi, Piazza Masdea e la piazza della Carlotta faranno da cornice all'esibizione di gruppi musicali che coinvolgeranno con i loro ritmi gli abitanti del territorio ma anche le migliaia di romani richiamati da questo appuntamento fisso di inizio estate.
Quest'anno le iniziative riguarderanno anche gli spazi del "Tempo Ritrovato" e della "Casetta Rossa" di via Persico, ed ancora S.Eurosia ed i Parchi della Colombo.
La Festa della Cultura offre anche spazio lungo via Magnaghi all'associazionismo sociale e culturale con particolare risalto alla multiculturalità ed all'impegno sui diritti umani.
Niente di più coerente per questa Festa nel convergere nel percorso di iniziative legate alla Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza.
L'associazione "Controchiave", che organizza l'evento del 13 giugno, ha accolto con entusiasmo l'invito dell'Associazione Umanista "Help to Change" promotrice della Marcia sul territorio del Municipio XI di Roma, a collaborare attivamente alla creazione di una coscienza nonviolenta.
Del resto le associazionì, ma anche le istituzioni di questo angolo di Roma sono attive nel portare avanti questo percorso di sensibilizzazione e di impegno. Questo cammino parte dai giovani, non solo quelli che amano la musica, perciò in collaborazione con il Municipio è stato lanciato il programma "la mia scuola educa alla nonviolenza" che prevede un bando di concorso per classi di ogni ordine e grado e seminari e laboratori di approfondimento.
Chi vuole partecipare attivamente a questo progetto o semplicemente aderire  potrà farlo già nelle piazze della Festa o contattandoci al nostro sito www.helptochange.org per incontrarci nella nostra sede di Via Caffaro,10.


Cristiano Chiesa-Bini

 

 

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L’  ASSOCIAZIONE CULTURALE CONTROCHIAVE

presenta: 

SABATO 13 GIUGNO 2008

FESTA PER LA CULTURA XVI Edizione

dalle 16.30 alle 24.00 

Con il patrocinio della Regione Lazio,

della Provincia di Roma 

In collaborazione con ACEA SpA 
 
 

Venerdì 12 giugno ore 21,30 in anteprima

P.zza Eurosia (s. Filippo Neri) 

Concerto del Laboratorio Musica Mediterranea della Scuola popolare di Musica di Testaccio diretta da Raffaele Mallozzi 

In collaborazione con l’associazione ITACA 
 
 

A Piazza Sauli – dalle 19.00 in poi



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admin
Respingimenti...e il neofascismo avanza!
2009.06.07 18:23:50

Respingimenti...e il neofascismo avanza!

I respingimenti dei migranti in mare si configura come una violazione della convenzione di Ginevra

di Vito Correddu


All'indomani del respingimento di un barcone carico di esseri umani provenienti dai paesi più poveri del mondo e spesso da zone di conflitto, un sondaggio di Demos & Pi disegna un paese sempre più lontano da quei valori di accoglienza, solidarietà e condivisione che un popolo ricco di storia come il nostro dovrebbe rappresentare. Dal sondaggio si osserva che il 68% degli italiani condivide l'azione del governo Berlusconi sui respingimenti e che anche una parte consistente dell'elettorato dell'opposizione è a favore degli stessi. Quasi il 45% dell'elettorato di PD-IDV-PRC-PDCI-Sinistra e Libertà approva il respingimento dei migranti mentre per l'UDC arriviamo anche al 75%.


La questione dei respingimenti si manifesta come una palese violazione della convenzione di Ginevra. L'UNHCR, Agenzia dell'Onu per i rifugiati in una nota spiega che la “nuova politica inaugurata dal governo Berlusconi si pone in contrasto con il principio del non respingimento sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951, che trova applicazione anche in acque internazionali”. Un principio “fondamentale, che non conosce limitazione geografica” e che “è contenuto anche nella normativa europea e nell’ordinamento giuridico italiano”.


Lo scontro tra UNHCR e governo Berlusconi dopo i primi battibecchi sembra risolversi con un tavolo tecnico al Viminale. «Il ministero dell’Interno - spiega la Boldrini, portavoce dell'UNHCR - ne sta vagliando in queste ore la possibilità: dovrebbe coinvolgere l’Italia, la Libia, l’Unione europea e, appunto, l’Unhcr. Per noi è molto importante. Potrebbe essere utile per potere lavorare a pieno regime in Libia». La Boldrini aggiunge «Dobbiamo aumentare lo spazio di protezione in Libia». Il problema infatti che si manifesta è che non si conoscono le sorti dei migranti riportati sulle coste africane. Come identificare i richiedenti asilo politico? «Ci manca infatti un riconoscimento formale - ammette la Boldrini - l’accesso a tutti i centri e una legge in materia». Più precisamente: «La Libia non riconosce formalmente l’Unhcr come ufficio di rappresentanza nel Paese, non ha una legge sul diritto d’asilo e non ha ratificato la Convenzione di Ginevra». Non solo. Molti dei centri di detenzione degli immigrati restano chiusi al personale dell’Unhcr. «Abbiamo accesso solo a 4-5 centri, i più vicini a Tripoli - conferma la Boldrini - tutti gli altri ci sono preclusi».


Secondo i dati dell’UNHCR, più del 70 per cento delle 31.200 domande d’asilo presentate nel 2008 in Italia provengono da persone sbarcate sulle coste meridionali del Paese. Inoltre, il 75 per cento circa dei 36.000 migranti sbarcati sulle coste italiane nel 2008 (due su tre) ha presentato domanda d’asilo, sul posto o successivamente, mentre il tasso di riconoscimento di una qualche forma di protezione (status di rifugiato o protezione sussidiaria o umanitaria) delle persone arrivate via mare è stato di circa il 50 per cento. Sempre l’anno scorso, infine, la maggior parte delle persone arrivate via mare che ha ottenuto protezione internazionale proviene da Somalia, Eritrea, Iraq, Afghanistan e Costa d’Avorio.


Anche l'Associazione Umanista Help To Change esprime disappunto con l'azione del governo Berlusconi e in un loro comunicato si esprime tutta la loro preoccupazione “La questione dei respingimenti non è che l'ultimo atto di un'azione di governo che mira a criminalizzare l'immigrazione sia essa regolare o clandestina. Il governo approfitta di un bisogno di sicurezza indotto da una profonda crisi di valori e idee. L'immigrato per la sua naturale diversità culturale ed etnica rappresenta il capro espiatorio della disintegrazione del tessuto sociale. In questa situazione i mass-media giocano un ruolo determinante nell'alimentare quel nemico che tanto conviene a chi detiene il potere. Non ci sono dubbi, la discriminazione etnica e culturale aggravata dall'ignoranza e dall'arroganza si è installata nella coscienza popolare al punto che tra non molto rivendicherà uno spazio di legittimità in cui i neofascismi se ne serviranno per avanzare nel loro delirio di potenza.”



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carlo
"DISOBBEDISCO"
2009.05.13 16:30:23

“DISOBBEDISCO”
Appello alla disobbedienza civile

di Carlo Olivieri - umanista

La Camera dei Deputati ha approvato il primo dei tre maxiemendamenti al disegno di legge in materia di sicurezza, quello che riguarda l’immigrazione. La maggioranza dei Deputati ha approvato norme che introducono il reato di clandestinità per chi entra o soggiorna illegalmente in Italia, che rendono legali le ronde, che vietano alle straniere irregolari senza passaporto di riconoscere i propri figli, che aumentano a sei i mesi di permanenza nei centri d’identificazione ed espulsione. Con l’introduzione del reato di clandestinità, in particolare, tutti gli stranieri senza permesso di soggiorno rischiano di perdere i più semplici diritti fondamentali, come l’iscrizione all’anagrafe dei figli, mandarli a scuola, farsi curare da un medico e la possibilità di sposarsi.

Nella speranza che il popolo italiano insorga contro misure definibili, senza alcun dubbio, discriminatorie e xenofobe, io, cittadino della Repubblica Italiana, dichiaro, a chiare lettere e sin da ora, di non riconoscere questi provvedimenti approvati dal Parlamento italiano e la mia intenzione di disobbedire a tali norme ogni qualvolta si presenterà l’occasione.

Disobbedisco e disobbedirò perché credo nella Costituzione italiana, la quale, nell’articolo 2,  “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo” - e quindi non solo dei cittadini di nazionalità italiana - e dichiara, nell’articolo 3, che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali”.

Disobbedisco e disobbedirò perché il governo italiano e la maggioranza parlamentare che lo sostiene, proponendo e approvando tali norme, hanno compiuto un atto di barbarie che, disprezzando i diritti dell’essere umano, offendono la coscienza dell’umanità.

Disobbedisco e disobbedirò perché ripudio la violenza. Perché ritengo che ogni qualvolta si neghi l’umanità dell’altro, come inevitabilmente succederà con l’applicazione di questo disegno di legge, si sta compiendo un atto di violenza.

Disobbedisco e disobbedirò perché voglio vivere e voglio scegliere in che condizioni vivere. Perché non è possibile non scegliere: nessuno può evitare di scegliere e la non scelta tra condizioni è comunque una scelta.

Disobbedisco e disobbedirò perché tutti devono avere il diritto di affermare la propria intenzionalità. Intenzionalità negata, ora, anche per legge da chi, semplicemente perché nato e cresciuto nel benessere, si costituisce a pieno titolo oppressore e discriminatore.

Disobbedisco e disobbedirò, infine, perché la lotta per l’umanizzazione di questo paese e del mondo e per la liberazione dell’essere umano continuerà, da ora in poi, con più forza. Perché non c’è nulla che obblighi un essere umano ad accettare un altro essere umano al di sopra di sé.

Roma, 13 maggio 2009

per aderire alla presente dichiarazione vai su:

http://www.ipetitions.com/petition/disobbedisco/



Tags: discriminazione | campagna | nonviolenza | umanista | pacchetto sicurezza

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Presentazione Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza
2009.05.04 15:19:16
 

Le Associazioni Umaniste “Help to Change” e “Reciprocità” in collaborazione con il Municipio Roma XI sono liete di invitare

Associazioni, Organizzazioni, Scuole, Università e singoli cittadini a:

 

Presentazione della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza

Venerdì 8 Maggio 2009 dalle ore 17

Sala consiliare del Municipio di Roma XI

Via Benedetto Croce,50

 

Durante la presentazione con i rappresentanti delle Associazioni promotrici e delle istituzioni verranno illustrate numerose iniziative che, anche sul territorio di Roma XI saranno messe in moto nei mesi precedenti l’evento.

Questa grande manifestazione di portata storica per il suo coinvolgimento planetario, passerà per Roma il 12 Novembre 2009.

Particolare interesse in collegamento alla Marcia è la creazione di una coscienza nonviolenta tra i giovani, ed a tal fine verrà presentato il programma “la mia scuola educa alla nonviolenza”, che prevede un bando di concorso, laboratori, seminari e corsi di espressione e formazione sul tema.

I promotori saranno lieti di poter incontrare in occasione di questa presentazione tutti coloro che auspicano un futuro nonviolento di pace per dare impulso alla generazione di  un percorso di relazione e collaborazione che porti a valorizzare l’impegno e la creatività di ciascuno nell’offrire possibilità di partecipazione sociale nonviolenta.

 

Cristiano Chiesa-Bini

relazioni@helptochange.org

Info: www.helptochange.org

Cell. 347 7887462 – Fax 06 97251505

 


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Tentativo di colpo di stato in Togo - Gnassingbé contro Gnassingbé
2009.04.22 21:14:57
La notte di domenica 12 aprile a Lomé si è scongiurato un tentativo di colpo di Stato ai danni del Presidente Faure Gnassingbé. Il colpo di Stato era stato preparato dal fratello Kpatcha Gnassingbé, entrambi figli del del più celebre Eyadema Gnassingbé, che fu dittatore in Togo per 38 anni.

Da notizie ufficiali, il Presidente Faure, apprende della possibilità di un colpo di Stato grazie all'intervento di servizi segreti stranieri, forse quelli del vicino Burkina Faso,. Il colpo di Stato si doveva, forse, configurare con l'assassinio di Faure all'aeroporto di Lomé in partenza per una visita di Stato in Cina.

Alle 22:00 circa di venerdì 10 aprile le forze speciali si recano alla residenza di Kpatcha con un mandato d'arresto della magistratura, ben sapendo che avrebbero trovato una banda armata ben equipaggiata a difenderlo.

Comincia una sparatoria di due ore che viene interrotta solo dopo l'intervento di Rock Gnassingbé, generale d'armata, nonché fratello anch'egli di Faure e Kpatcha, che con i suoi “blendé” s'interpone alla sparatoria e consente a Kpatcha di fuggire. Kpatcha verrà arrestato 3 giorni dopo davanti all'ambasciata americana mentre gli veniva negato rifugio.

Nella casa di Kpatcha viene rinvenuto un vero e proprio arsenale e l'equipaggiamento necessario per un commando.

Nei giorni seguenti vengono arrestate 25 persone tra cui diversi ufficiali e alcuni civili, con l'accusa di aver attentato alla sicurezza dello stato. Tra i civili ci sono due fratelli e una sorella di Faure Gnassingbé.

L'affare è stato fin dall'inizio nelle mani della magistratura che ora si trova nel più completo imbarazzo perché se un tempo era completamente dipendente dal volere della famiglia Gnassingbé, ora si trova a giudicare proprio alcuni dei suoi membri.

Kpatcha Gnassingbé non solo è membro della “famiglia” ma anche deputato all'Assemblea per il partito ora al potere, Rassenblement du Peuple Togolais - RPT. L'RPT ha stigmatizzato il tentativo di colpo dii stato schierandosi con Faure e ora s'attende il voto dell'Assemblea per sollevare dall'immunità parlamentare, Kpatcha.

Questa è la prima volta nella storia del Togo che qualcuno della famiglia Gnassingbé finisce in prigione. In questo tentativo di colpo di stato che si è giocato tutto all'interno della famiglia Eyadema è da apprezzare la maniera in cui Faure ha gestito questa diatriba familiare. Si è discostato nettamente dal regime precedente chiamando le istituzioni dello Stato ad intervenire, dimostrando che la volontà di costruire un Togo più democratico e moderno è concreta. Ed è proprio questa una delle ragioni che sono alla base di questo conflitto familiare. L'intenzione di Faure di neutralizzare l'immenso potere politico-economico della famiglia Gnassingbé e di dare al Togo una struttura dello stato più democratica, nella quale sia rappresentata la grande diversità etnica e religiosa di cui è portatore il Togo, non è assolutamente gradita da quella parte della “famiglia” che è nata e cresciuta in un contesto di monarchia assoluta e che oggi vede perdere parte della sua autorità e della sua influenza.

Se, come dice Faure Gnassingbé nel suo discorso alla nazione, nei giorni seguenti il tentativo di colpo di stato: “si voleva mettere al posto della forza della legge, la legge della forza” la popolazione togolese si è rallegrata che al posto di Faure non c'è un Gnassingbé.

Vito Correddu




 




Tags: Africa | Togo | colpo di Stato

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L'Africa nucleare
2009.04.15 20:22:57
L'attuale ripresa del nucleare, a scopo civile e militare, ha posto il continente africano al centro di importanti interessi economici legati all'estrazione di uranio e uranite.

Per l'uranio, così come per il petrolio e il gas naturale, si osserva da parte del grande capitale, la corsa ad assicurarsi e accaparrarsi le fonti di approvvigionamento. E' per questo che le più grandi società del settore, nella fattispecie francesi, inglesi e cinesi, si affrettano a firmare contratti di concessione mineraria nel continente africano. Tra questi spicca l'impresa francese Areva. Impresa statale che fornirà all'Italia quei reattori ad acqua pressurizzata tanto decantati dal governo Berlusconi.

Areva, attraverso il suo massimo rappresentante, Sarkozy, ha battuto cinesi ed inglesi firmando accordi con la Repubblica Democratica del Congo ed il Niger, due paesi dilaniati da guerre e da sempre saccheggiati dei loro ricchi giacimenti di materie prime.

Questa corsa all'accaparramento ovviamente non tiene mai conto delle popolazioni. Non lo è stato per l'Iraq, per l'Afghanistan, per le popolazioni del delta del Niger, colpite dall'estrazione del petrolio, e così non lo è stato per i Tuareg del Niger che da 10 anni sono in lotta per limitare l'attività predatoria di Areva e poter condividere parte dei ricavi e del lavoro derivanti dalle attività minerarie.

Kera, 40 km a est di Niamey. Il 14 dicembre sono spariti nel nulla due diplomatici canadesi e il loro autista. Di loro non si è più saputo niente. Uno dei due era Robert Fowler, inviato dal segretario generale delle Nazioni unite, Ban Ki Moon, per sostenere la stabilizzazione del Paese, sia sull'aspetto sicurezza, sia su quello alimentare.

Le preoccupazioni dell'Onu sulla possibile destabilizzazione del Niger sono evidenti. Il Niger nella sua parte desertica presenta un'immensa ricchezza: l'uranio. Il Niger, tra i maggiori produttori del prezioso minerale, malgrado il prezzo dell'uranio attualmente è di 60 dollari la libbra (circa 450 grammi), ma nel giugno 2007 è balzato a 138 dollari la libbra, è tra i Paesi più poveri del mondo. Nel 2006 le tonnellate estratte sono state 3.434, contro le quasi 10mila del Canada e le 7.500 dell'Australia. E si prevede una crescita.

Nell'estrazione dell'uranio, così come non si tiene conto delle popolazioni residenti, anche la questione dell'impatto ambientale sul territorio non ha il minimo interesse per le società minerarie.

Il rapporto della Commissione di ricerca e di informazione indipendente sulla radioattività sull'impatto dovuto allo sfruttamento dell'uranio nelle filiali dell'Areva in Niger è esplicito. Ad Arlit, la popolazione è esposta a radiazioni di livelli superiori a quelli definiti dai principi internazionali di radioprotezione. Le acque distribuite ai lavoratori e alla popolazione hanno un livello di contaminazione elevata.

Materiali ferrosi dimessi, ma radioattivi, sono utilizzati dalla popolazione per le costruzioni, portando le radiazioni gamma a livelli cento volte superiori a quelli normali. Ci sono poi i rischi, elevati, legati all'inalazione di polvere radioattiva e di radon. La gente, inoltre, non è per nulla informata su questi rischi. Le previsioni sono drammatiche se si considera il numero dei nuovi siti di estrazione che saranno creati nei prossimi cinque anni, anche grazie alla rottura del monopolio francese.

L'uranio africano ovviamente contribuirà non solo alla produzione di energia elettrica di centrali nucleari, tra l'altro ancora insicure e altamente inquinanti, ma alla ripresa del nucleare a scopo militare che in questi ultimi anni, grazie a nuove tecnologie, hanno innalzato la tensione internazionale a livelli di Guerra Fredda.

L'Africa continua ad essere, come lo è stata per il passato, oggetto di rapina. Se un tempo la materia prima era quasi esclusivamente la carne viva dei 50 milioni di schiavi deportati nelle due Americhe, oggi è l'uranio, il coltan, il gas naturale, l'oro, il petrolio e ancora le centinaia di migliaia di africani che emigrano divenendo quella forza lavoro tanto utile alle industrie dei paesi ricchi.

Se un tempo l'Africa era un territorio da spartire tra le vecchie potenze coloniali, oggi non lo è da meno. Sono cambiati i modi ma la sostanza è la stessa. E se solo si riuscisse a comprendere come la violenza di cui è oggetto l'Africa ha dei riflessi sul futuro dell'umanità, ci renderemmo conto che è arrivato il momento di cambiare direzione.



Tags: nucleare | Africa

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UN ATTIMO DI LUCIDITÀ
2009.04.08 20:39:22
Un attimo di lucidità ha colto la maggioranza dei deputati al Parlamento: la norma prevista nel “decreto sicurezza” che prevedeva la possibilità di trattenere gli immigrati clandestini nei centri di identificazione ed espulsione anche per sei mesi è stata cancellata daun emendamento, presentato dal PD e dall’UDC, approvato con il voto decisivo di 17 deputati della maggioranza di centrodestra, che si sono aggiunti ai voti dei deputati del PD e dell’UDC.

Purtroppo bisogna constatare che non tutti tra i deputati dell’opposizione sono stati colti da questo attimo di lucidità.
Infatti i voti della cosiddetta opposizione potevano essere anche di più, ma delle 12 astensioni registrate, 10 sono state di altrettanti deputati dell’Italia dei Valori. Ma ciò non ci sorprende più di tanto, visto che nel programma che questo partito ha presentato per le elezioni del 2008 c’è anche la “lotta ll’immigrazione clandestina con rimpatrio immediato ed effettivo degli immigrati clandestini e obbligo, per quelli condannati, di scontare le pene nei Paesi di origine”.

Inoltre dobbiamo ammettere che la lucidità ha colto il Parlamento giusto per un attimo. Il provvedimento sulle ronde, seppur stralciato dal testo del decreto, sarà infatti ripresentato in un disegno di legge e la stessa opposizione, per bocca del capogruppo del PD, ha dichiarato che comunque si sarebbe impegnata a “fare il possibile per approvare il resto del decreto sicurezza in giornata”.
Un decreto, cioè, che andava rifiutato e rimandato al mittente nella sua totalità.
Niente illusioni, quindi. È stato solo un attimo. Anche la cosiddetta opposizione è già ritornata a dormire il suo profondo sonno.

8 aprile 2009

Tags: immigrazione | pacchetto sicurezza | antirazzismo | umanesimo | umanista | discriminazione | razzismo

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I bombardieri di Berlusconi
2009.04.01 20:36:01

Il governo italiano cerca di ottenere dal parlamento il via libera per continuare la produzione di 131 cacciabombardieri. Una spesa da 14 miliardi di euro. Va fermato. Ecco l'iniziativa di Sbilanciamoci:


   Il governo italiano sta chiedendo al parlamento il parere positivo alla continuazione della produzione di 131 caccia bombardieri Joint Strike Fighters che impegneranno il nostro paese fino al 2026 con una spesa di quasi 14 miliardi di euro. Per la campagna Sbilanciamoci! si tratta di una decisione irresponsabile sia per la politica di riarmo che tale scelta rappresenta, sia per le risorse che vengono destinante ad un programma sovradimensionato nei costi sia per la sua incoerenza (si tratta di un aereo di attacco che può trasportare anche ordigni nucleari) con le autentiche missioni di pace del nostro paese. In un momento di grave crisi economica in cui non si riescono a trovare risorse per gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e vengono tagliati i finanziamenti pubblici alla scuola, all'università e alle politiche sociali, destinare 14 miliardi di euro alla costruzione di 131 cacciabombardieri è una scelta sbagliata e incompatibile con la situazione sociale del paese. Sbilanciamoci chiede al parlamento di dare parere negativo alla prosecuzione del programma, destinando in alternativa una parte delle risorse già accantonate a programmi di riconversione civile dell'industria bellica e agli interventi delle politiche pubbliche di cooperazione internazionale, che la scorsa manovra finanziaria ha  tagliato di ben il 56%. Con 14 miliardi di euro si possono inoltre fare molte altre cose in alternativa. Ad esempio si possono contemporaneamente costruire 5000 nuovi asili nido, costruire un milione di pannelli solari, dare a tutti i collaboratori a progetto  la stessa indennità di disoccupazione dei lavoratori dipendenti, allargare la cassa integrazione a tutte le piccole imprese. Il parlamento faccia una scelta di pace e di solidarietà; blocchi la prosecuzione del programma. Destini le risorse alla società, all'ambiente, al lavoro, alla solidarietà internazionale.

   L'APPELLO PUO'  ESSERE FIRMATO INVIANDO UNA MAIL A:
     info@sbilanciamoci.org

  


Tags: guerra | Berlusconi | Joint Strike Fighters | Marcia Mondiale per la Pace e la No

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Clandestina denunciata dai medici dopo il parto al Fatebenefratelli
2009.04.01 20:25:25


Un fax alla polizia contro una madre clandestina della Costa d'Avorio. Ma la contestata legge non è ancora in vigore
di Conchita Sannino
Ora Abou sorride in una culla povera, dentro le case-alveare per immigrati clandestini o regolari di Pianura. È un neonato nero che non sa di avere ventisei giorni di vita e, alle spalle, già un'amara esperienza del mondo. Abou è il volto di un caso politico e sociale. Forse la prima volta in Italia in cui una norma - quella voluta dalla Lega nel pacchetto sicurezza, quella che invita i medici a denunciare i pazienti senza permesso di soggiorno: ma a tal punto controversa da avere spaccato persino i compattissimi deputati del Pdl - è stata applicata prima ancora di diventare tale.

"Un caso illegittimo, gravissimo", denuncia l'avvocato napoletano Liana Nesta. "Delle due l'una - aggiunge il legale - o nell'ospedale napoletano Fatebenefratelli c'è un medico o un assistente sociale più realista del re che ha messo in pratica una legge non ancora approvata dagli organi della Repubblica; oppure qualcuno ha firmato un abuso inspiegabile ai danni di una madre e cittadina". Una storia su cui promettono battaglia anche gli operatori dell'associazione "3 febbraio", da sempre al fianco degli immigrati, anche clandestini, per le battaglie di dignità e rispetto.

La storia di Abou e di sua madre K. è il percorso sofferto di tante vite clandestine, costantemente in bilico tra vita e disperazione, morte e rinascita. K. è vedova di un uomo ucciso, quattro anni fa, dalla guerra civile che dilania la Costa d'Avorio e la sua città di Abidjan. Rifugiatasi in Italia nel 2007, inoltra subito richiesta di asilo politico, che le viene negato due volte: e attualmente pende il ricorso innanzi al Tribunale di Roma contro quella bocciatura.

Intanto, stabilitasi a Napoli, K. si innamora di un falegname di Costa d‘Avorio, resta incinta, si fa curare la gravidanza difficile presso l'ospedale San Paolo, con sé porta sempre alcuni documenti e la fotocopia del passaporto, trattenuto in questura per un'istanza parallela di permesso di soggiorno, non ancora risolta.

Quando - il 5 marzo scorso - K. arriva all'ospedale Fatebenefratelli per partorire il suo bimbo ("al San Paolo non c'era un posto"), dal presidio sanitario scatta un fax verso il commissariato di polizia di Posillipo che chiede "un urgente interessamento per l'identificazione di una signora di Costa d'Avorio". Ovvero: la denuncia. Esattamente ciò che la contestatissima norma - voluta dalla Lega nell'ambito del pacchetto sicurezza, e già approvata al Senato - chiede. Proprio il nodo che ha provocato il dissenso di un centinaio di deputati del Pdl, lo scorso 18 marzo. In testa, la deputata Alessandra Mussolini, che guidava la rivolta con un esempio-limite: "Far morire una donna clandestina di parto perché non può andare in ospedale altrimenti i medici la denunciano? Eh, no. Inaccettabile".

Aggiunge l'avvocato Nesta: "Siamo di fronte a un'iniziativa senza precedenti. Non è mai accaduto che una donna extracomunitaria, che si presenta al pronto soccorso con le doglie, ormai prossima al parto, venga segnalata per l'identificazione", spiega pacatamente Liana Nesta. E aggiunge: "Come se non bastasse, K. non ha potuto allattare suo figlio nei suoi primi giorni del ricovero: lo ha visto per cortesia di alcuni sanitari che glielo hanno adagiato tra le braccia, ma non ha potuto allattarlo". La Nesta è una legale impegnata da anni nelle rivendicazioni dei diritti essenziali, al fianco di immigrati o di parenti di innocenti uccisi dalle mafie. L'ultima condanna, in ordine di tempo, la Nesta l'ha ottenuta a dicembre scorso, come avvocato di parte civile, per i killer di Gelsomina Verde, la ragazza innocente assassinata e poi data alle fiamme dai sicari di Scampia. Un'altra fragile vita per la quale invocare giustizia.
(31 marzo 2009)
 


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Niente paura è solo una strage di migranti.
2009.03.31 12:46:17
quadro di Michelle Rogers

 

Nella notte di sabato 28 marzo alcune centinaia di migranti hanno perso la vita nelle acque di quello che ormai dovrebbe esser ribattezzato come il Canale della Morte.

Erano partiti dalle coste libiche in gran numero affrontando un mare spietato, spinti a raggiungere quanto prima le coste italiane, prima che il 15 maggio entri in vigore il Trattato Italia-Libia sul pattugliamento delle coste e dei confini terrestri libici.

Si tratta dell'ennesimo naufragio che ha nelle politiche rapaci del modello neoliberista, nei firmatari e sostenitori del trattato di Schengen, nelle politiche razziste e ciniche degli ultimi governi di destra e centro-sinistra i suoi massimi responsabili. Responsabili che, se le vittime fossero esseri umani, meriterebbero di esser condotti davanti al Tribunale Penale Internazionale per crimini contro l'umanità.

Ma niente paura, è solo una strage di migranti, esseri senza speranza, invisibili ai più e che già domani saranno gettati dal mare al dimenticatoio dell'insensibile indifferenza della società.

Perché mai considerare quei migranti come degli esseri umani che scappano da condizioni disumane alla ricerca di un futuro più dignitoso, invece di considerarli per quello che oggettivamente sono: incontrollabili macchine in esubero, invasori importuni di notti mondane di gente perbene.

Perché mai continuare a vedere in loro il riflesso della nostra umanità quando invece non sono altro che mammiferi, che per cause ancora sconosciute, si spiaggiano come delfini sulle coste di Lampedusa.

Perché mai indignarsi per quel che accade nel Canale di Sicilia quando in fin dei conti, questi migranti, se la sono cercata. Nessuno gli ha chiesto di venire!

Ma niente paura, sono solo migranti, esseri un po' barbari, che non avendo scelto dove nascere pretendono ora di scegliere dove vivere.

Niente paura, la nostra coscienza non continuerà a subire altri scossoni.

Niente paura, domani è tutto passato.

Vito Correddu



Tags: immigrazione | Diritti Umani | pacchetto sicurezza | umanista | umanesimo | strage dei mari | Lampedusa | migranti

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FUORI LA VIOLENZA DALL’UNIVERSITÀ
2009.03.17 23:33:18

Piccoli fascisti

Grave episodio di violenza a Roma Tre

L’associazione umanista “Help to Change” condanna senza mezzi termini l’aggressione violenta subita da alcuni studenti dell’Università Roma Tre ad opera di alcuni individui dell’organizzazione Azione Universitaria, che si sono permessi di entrare nella Facoltà di Scienze Politiche armati di cinte, bastoni e spranghe, dando luogo ad un pestaggio in pieno stile fascista.

Risultato: tre studenti finiscono al pronto soccorso con lesioni abbastanza gravi da attivare il codice giallo.

Non a caso l’associazione “Help to Change” organizzò una conferenza il 4 dicembre scorso proprio alla facoltà di Scienze Politiche, dal titolo “L’efficacia della nonviolenza attiva”. La violenza politica sta tornando prepotentemente all’ordine del giorno nelle facoltà universitarie, a Roma come a Torino, come in altre città italiane. Mentre il governo italiano e l’amministrazione comunale romana continuano a fare spot propagandistici canalizzando l’attenzione dell’opinione pubblica sulla presunta minaccia alla sicurezza dei cittadini che sarebbe rappresentata dai cosiddetti immigrati clandestini, la violenza esercitata da chi evidentemente s’ispira agli stessi presupposti ideologici di chi governa in questo momento il nostro paese e la nostra città viene solo formalmente condannata da dichiarazioni tanto ipocrite quanto fasulle.

Dietro una destra istituzionale e apparentemente ripulita, continua a muoversi, indisturbata, la solita destra intollerante e violenta, rinvigorita da una certa immunità garantita, non a parole, ma nei fatti.

È necessario che tutti gli studenti mossi da un sincero spirito democratico e nonviolento si mobilitino affinché la violenza non abbia più diritto di cittadinanza nelle università.

L’associazione umanista “Help to Change”, promotrice, insieme a tanti altri, della “Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza”, che passerà per Roma il prossimo 12 novembre, fa sua questa necessità e invita a mettersi in contatto al più presto per organizzare, anche all’interno dell’università, uno o più “comitati per la nonviolenza”.


Associazione Umanista

HELP TO CHANGE

 




Tags: nonviolenza pace marcia | violenza

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admin
Liberiamo l'informazione
2009.03.13 00:19:53

 

Nel 1992 alcune persone che frequentavano il Centro Umanista di Comunicazione Diretta di via Elvio Pertinace (zona San Paolo) diedero vita alla prima redazione del giornale di quartiere "L'Espressione Umanista". Ben presto si aggiunsero al primo nucleo anche le persone del vicinato arricchendo il giornale di vari contributi e rubriche.

Alla fine del 1993 la redazione si spostò in via Caffaro, mentre il giornale veniva  distribuito in 2000 copie nei quartieri di San Paolo e Garbatella.  Per 13 anni "L'Espressione Umanista" è stato distribuito dai  militanti del gruppo e dagli esercenti della zona che aiutavano anche economicamente all'uscita del periodico. Il giornale è stato per tutti questi anni uno spazio aperto di partecipazione ed una voce chiara e forte delle associazioni del territorio ed in particolare delle attività e delle posizioni dell'associazione umanista.
Dal 2005 "L'Espressione Umanista" ha sospeso la sua pubblicazione.

L'associazione umanista "Help to Change" vuole riprendere questa idea e lanciare una nuova pubblicazione che promuova idee di nonviolenza e non-discriminazione; che dia spazio alle realtà associative; che aspiri a un nuovo modo di comunicare e fare informazione.

Quindi invitiamo a partecipare attivamente alla nuova redazione!

Incontro di presentazione del progetto: lunedì 23 marzo 2009 alle h.20:00 in via Caffaro, 10.

Per informazioni:

Vito 3200982576 
info@helptochange.org

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carlo
Senza ipocrisie contro tutte le aggressioni
2009.03.08 08:20:56

 

“Sporco negro”. “Negro di merda”. Queste alcune delle frasi urlate da due individui dalla testa rasata che hanno aggredito e picchiato uno studente nella sera del 6 marzo a Napoli, in pieno centro. Qual era la colpa di questo studente? Avere la pelle nera. Figlio di una famiglia di origine etiope che vive a Napoli dagli anni ’60, lo studente non aveva mai avuto, finora, problemi di questo genere. Come mai proprio ora, in una città come Napoli che, tra l’altro, è stata sempre una città aperta, uno dei luoghi italiani culturalmente ed etnicamente più multiforme?
Non ci stancheremo mai di dire che l’aria è cambiata da quando la destra è al governo di questo paese e da quando le forze cosiddette progressiste, che pure governano localmente molti comuni italiani, hanno smesso di essere progressiste.
Hanno tutti la coscienza sporca. Dalla Lega Nord, che ormai non fa altro che proporre leggi e decreti fascisti, ai partiti della cosiddetta opposizione. Sia il Partito Democratico che Italia dei Valori sanno solo sbraitare, ognuno nel suo stile, contro Berlusconi. Ma in politica, come in zoologia, vale il detto “can che abbaia non morde”. Mentre dai loro palchi si sbracciano e si dimenano pur di dimostrare che in Italia esiste un’opposizione, nei loro programmi continuano a proporre il rimpatrio dei migranti clandestini, più galere, più polizia per le strade.
Fin quando sarà così alto il grado di ipocrisia dei leader del PD e di Italia dei Valori, non c’è nulla da sperare da costoro se vogliamo fermare la deriva autoritaria e reazionaria che sta prendendo il nostro paese.
Senza compromessi e con urgenza bisogna agire in tutti i modi che riusciamo ad immaginare affinché una nuova epidemia si sparga tra la gente: un’epidemia di pace e nonviolenza.
Un nuovo progetto politico, fortemente connotato in senso progressista, deve cominciare.

Nell’esprimere tutta la nostra solidarietà allo studente di Napoli aggredito per il colore della sua pelle, facciamo appello a tutti i democratici della nostra città e del nostro paese per costruire insieme questo nuovo progetto politico.

Carlo Olivieri
umanista

7 marzo 2009 

 



Tags: Politica | antirazzismo | discriminazione

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admin
Di che cosa dovremmo aver paura
2009.02.20 09:20:35

articolo pubblicato sul Manifesto del 17.02.09

di Mihai Mircea Butcovan


Ancora una volta gli ultimi stupri di donne hanno riportato in primo piano, paradossalmente, invece del principio dell'inviolabilità del corpo e della mente delle donne, la questione della nazionalità dello stupratore. Di nuovo si pensa che la violenza sulle donne arrivi quasi esclusivamente con lo straniero, specialmente con il romeno, certamente meno «perbene» di quanto non sia lo stupratore italiano.
Ma urge una riflessione più ampia, prima di finire nelle solite semplificazioni che finora non hanno portato altro che dibattiti e provvedimenti emergenziali, raramente soluzioni concrete che possano invertire la tendenza a considerare la donna, quando non oggetto, comunque soggetto di diritti inferiori.
Perché il periodico «allarme stupri» è soltanto una parte di un più esteso «allarme sicurezza» a cui assistiamo da qualche anno nel Belpaese. Un «allarme sicurezza» che poi sembra giustificare spedizioni punitive e giustizia «fai da te» ma anche l'approvazione di misure restrittive della libertà delle persone in nome della libertà delle persone.
Ricevo in questi giorni molti messaggi di preoccupazione da parte di connazionali romeni. Hanno paura di... quelli che hanno paura e che «per paura», incendiano corpi, negozi, sentimenti e tutto quello che abbia a che fare con l'immigrazione. In questi giorni mi giungono anche molti messaggi di solidarietà. Arrivano da parte di alcuni connazionali italiani. Sono preoccupati per il futuro e per il crescendo dell'intensità di un vento razzista. E hanno loro stessi paura di quella gente che, ben ammaestrata da slogan politici e ben intontita dalla televisione, ha nuovamente paura dei romeni, dello straniero, dello sconosciuto. E forse anche del futuro.
L'efferatezza di certi delitti e di certe violenze non si discute. Ma dovremmo indignarci a prescindere dalla nazionalità dell'autore del reato. Anche quando lo stupratore arriva da cosiddette «famiglie perbene» italo-italiane. Anche quando la donna è molestata nelle case, nei luoghi di lavoro, nel linguaggio e nella «concessione di quote rosa». Mi risuonano ancora in mente le parole di una giovane italiana: «preferisco essere violentata da un italiano invece che da un marocchino».
Vedo in questi giorni alcuni cittadini italiani inclini a ronde di sicofanti, pronti a farsi giustizia da soli, propensi ai linciaggi in strada. Forse c'è la percezione di una giustizia che non funziona?
In Italia non e poi così infrequente vedere altri cittadini impedire alla polizia di eseguire il mandato d'arresto nei confronti di mafiosi o criminali. Forse c'è la percezione di una giustizia che non deve funzionare?
Alimentato da molti leader politici si sta elettrizzando il clima nei confronti degli immigrati. E allora si usano, un tanto al chilo, parole come extracomunitari, clandestini, immigrati, stranieri, romeni, rom, per fare paura e per distrarre l'opinione pubblica. Ma un giorno non basteranno più tali parole per giustificare il degrado progressivo di questo paese.
Sono anni che traduciamo la Costituzione italiana nelle lingue degli immigrati. Vogliamo che la imparino prima o meglio dei cittadini con diritto di voto? E congediamo ancora, con diritto di voto, maturandi italiani verso le università senza aver mai parlato loro della «Legge» per eccellenza. Però molti cittadini chiedono al governo leggi per la sicurezza. E sono lì ad applaudire a leggi che, qualcuno li ha convinti, assicureranno loro... sicurezza.
Nel paese c'è un problema sicurezza? Questo è legato in modo indissolubile agli immigrati e ai romeni? Penso che anche Roberto Saviano abbia un «problema sicurezza». C'entrano gli immigrati? C'entrano i romeni? Anche certi giudici, tutori della legalità, che si chiamavano Falcone e Borsellino, avevano un problema sicurezza. Anche i loro agenti di scorta avevano un problema sicurezza. Senza paura sono saltati per aria insieme ai giudici che proteggevano. Non certo dagli immigrati.
Spesso anche i poliziotti o i carabinieri, nell'eseguire arresti o mandati di perquisizione si ritrovano con un problema sicurezza quando gruppi di cittadini vogliono salvare, questa volta dall'arresto, delinquenti recidivi. Hanno più di un problema di sicurezza i lavoratori e le lavoratrici senza tutele che s'infortunano o muoiono sul luogo di lavoro, quel lavoro che fonda la repubblica democratica e che scompare sempre più nelle fauci di una crisi annunciata.
E nel frattempo la paura dilaga. L'allarme produce paura nei cittadini che poi apprezzano nuove misure per la propria sicurezza. Senza rendersi conto che dentro a quelle misure, che sembrano fatte per «arginare l'invasione degli immigrati», si celano restrizioni della loro stessa libertà. Si dovrebbe, certo, ripartire dalla legalità, questo ci ricordavano i giudici di cui sopra, questo suggeriva anche Roberto Saviano. Ma alcuni loro connazionali non l'hanno presa bene.
Sono costretto ancora a ricordare che la responsabilità è individuale prima di essere collettiva, che non si può condannare un intero popolo, non si possono criminalizzare tutte le persone accomunate dal caso di essere nati in un luogo piuttosto che in un altro, in un paese di benessere piuttosto che di disagio profondo.
Eppure si terrorizza un paese intero con l'allarme sicurezza che deriverebbe dalla presenza di stranieri in Italia. Di questo «terrorismo psicologico» e di questo uso della comunicazione pubblica dovremmo avere paura.
Gli immigrati: quando sono vittime si dimentica la loro nazionalità, quando sono carnefici la loro provenienza viene enfatizzata in modo strumentale. Di questo modo di fare informazione dovremmo avere paura. E reagire con la conoscenza reciproca, che richiede sforzo, spazi editoriali, vetrine e finestre aperte sull'altro. A partire dalle finestre aperte sulla nostra storia. Per non essere costretti a subirla nuovamente, nei suoi aspetti più drammatici. E per non farci più la guerra. Di quest'ultima dovremmo invece avere paura.
Ma pure i miei connazionali romeni dovrebbero ricordare i momenti in cui alcuni di loro chiedevano a gran voce ai giornali italiani di specificare che certi cittadini romeni autori di reato erano «rom». Li avevo avvertiti: sarebbero stati poi vittime dello stesso modus operandi suggerito ai mass media italiani. Che cosa sarebbe successo il giorno in cui i delinquenti sarebbero stati «romeni doc»? Non abbiamo dovuto aspettare molto per scoprirlo.
Gli ultimi provvedimenti in chiave sicurezza minacciano, questo sì, i valori fondamentali della Costituzione italiana. Non l'abbiamo ancora applicata per intero. Si muore ancora, con o senza scorta, per difenderne i valori e già vogliamo cambiarla. Di quest'ultima prospettiva dovremmo avere molta paura.

Tags: Politica | antirazzismo | discriminazione | razzismo | pacchetto sicurezza | Diritti Umani | immigrazione

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admin
CAMPAGNA CLAN-DESTINO-DOC
2009.02.19 23:28:30

CAMPAGNA CLAN-DESTINO-DOC

Nel 2008, il Governo ha invitato i Medici e tutti gli Operatori della Sanità a denunciare i migranti clandestini che hanno bisogno di aiuto e cure. E’ lo stesso governo che lascia per mesi in condizioni disumane i migranti nei CPT senza assistenza, ne’ cure adeguate per i malati.

Il 5 febbraio 2009 il Senato ha approvato l'emendamento della Lega al ddl sicurezza che elimina il divieto di denuncia da parte dei medici degli immigrati che vengono assistiti dal servizio sanitario nazionale e dà loro la facoltà di effettuare la denuncia stessa.

Noi pensiamo che a tutto questo si debba non solo resistere, ma che sia arrivato il momento di reagire con la ferma denuncia di questo Stato di barbarie, con la partecipazione e la solidarietà verso i migranti.

L’emendamento proposto dal centrodestra al Testo Unico sull’Immigrazione e’:

+ contro l’art. 32 della Costituzione, in base al quale la salute è tutelata dalle istituzioni in quanto riconosciuta come diritto pieno ed incondizionato della persona in sé, senza limitazioni di alcuna natura, comprese – nello specifico – quelle derivanti dalla cittadinanza o dalla condizione giuridica dello straniero

+ contro il Codice Deontologico dei Medici Italiani

+ contro la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo

Per questo abbiamo pensato di lanciare una Campagna che abbia come obiettivi:

  • rigettare l’emendamento 39.306 presentato in sede di esame del DDL 733 all’Assemblea del Senato, volto a sopprimere il comma 5 dell’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull’immigrazione) che sancisce il divieto di “segnalazione alle autorità;

  • rigettare qualsiasi altra forma di discriminazione diretta e indiretta che riguardi il diritto alla salute dei migranti in Italia;

  • riaffermare che i medici e tutti gli operatori della salute sono e saranno sempre dalla parte dei Migranti, ognuno come loro CLAN-DESTINO-DOC;

  • lanciare, qualora venisse approvato in via definitiva l’emendamento, una raccolta firme di autodenuncia e di disobbedienza civile contro questo atto razzista.



A questa Campagna chiediamo di aderire tutti gli Operatori della salute, le Associazioni che lottano per i diritti dei Migranti e per il diritto alla Salute, le Organizzazione della Società Civile e tutti i cittadini democratici disposti a impegnarsi contro il razzismo.

Abbiamo riassunto questo nostro impegno in un logo che sia simbolo di quello in cui crediamo come operatori per la Salute e come cittadini democratici INSIEME CON I MIGRANTI. Sul davanti delle magliette troverete la scritta:

CLANDESTINO

DOC

Sul retro, l'articolo 32 della Costituzione che ricorda di curare SENZA DISTINZIONE TUTTI GLI INDIVIDUI che percorrono questa terra chiamata Italia.

Questo articolo rappresenta e difende il diritto alla salute e alle cure pieno ed incondizionato della persona in sé, senza limitazioni di alcuna natura, comprese – nello specifico – quelle derivanti dalla cittadinanza o dalla condizione giuridica dello straniero

Uno stimolo a ricordare che anche noi siamo tutti clandestini su questa Terra che è di tutti.

Noi come "DOC" , pertanto, cureremo sempre chi ha bisogno, senza distinzioni.

Il nostro stetofonendoscopio infatti è appoggiato sulla O di clandestino e quindi sul cuore…

Noi non prendiamo impronte, NOI NON DENUNCIAMO NESSUNO, ma restiamo in ascolto per dare tutto l’aiuto possibile a tutti coloro, migranti e non migranti, che chiedono salute e liberta’ su questa parte di Terra chiamata Italia.



I migranti sappiano che i medici, gli infermieri e tutti gli operatori della salute italiani sono e saranno al loro fianco. Sempre.





Il ricavato delle magliette con il logo va all'Associazione Libab per sostenere la Campagna e le iniziative in difesa dei migranti

sul sito www.liblab.it e della nuova streaming Tv CineclandestinoTv www.cineclandestino.com

- la Tv in Movimento per i diritti, i beni comuni, la pace, un’ economia della decrescita e il diritto a un lavoro equo -

Una Tv aperta a tutti i Movimenti, alle Associazioni e alle realta’ di base

Cineclandestino: la Tv della Societa’ Civile che resiste



Tags: pacchetto sicurezza | Diritti Umani | antirazzismo | clandestino doc | immigrazione

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admin
La solidarietà fuori controllo
2009.02.13 22:04:21

 

 

La sera del 24 agosto alla stazione di Siracusa è stato ingiustamente arrestato Pasquale Pedace detto Antonio, attivista antirazzista, dirigente di Socialismo Rivoluzionario, impegnato nel Coordinamento Stop Razzismo.

Antonio, in Sicilia per vacanza, si era trovato, nella Stazione di Siracusa, casualmente coinvolto in una operazione di polizia. Infatti, la polizia aveva svolto un ampia retata indiscriminata di immigrati presenti in stazione con il pretesto di ricercare fuggitivi dal centro di prima accoglienza di Siracusa. Di fronte alle modalità particolarmente aggressive dell’intervento poliziesco Antonio richiese verbalmente agli agenti che gli immigrati fossero trattati rispettando i loro diritti di esseri umani. Per questa ragione Antonio fu arrestato e inverosimilmente accusato di resistenza a pubblico ufficiale e di lesioni nei confronti di un agente in concorso con altri nove immigrati, profughi dell’Eritrea anche loro tratti in arresto. Antonio fu processato per direttissima.

Il 20 febbraio prossimo Antonio ricomparirà nuovamente davanti ai giudici per difendersi dalle accuse di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

Vorrei esprimere qui tutta la mia solidarietà ad Antonio, convinto, per l'esperienza che ho di Antonio, che le accuse rivoltegli sono ingiuste e infondate.

Spero vivamente come amico e come umanista che Antonio venga prosciolto da ogni accusa e che torni a svolgere la sua opera di attivista e militante antirazzista.

Ma ciò che è accaduto ad Antonio non è frutto del caso ma di un clima e di un piano messo in atto dalle recenti politiche razziste del governo Berlusconi e dei governi precedenti che con l'appoggio dei mass-media continuano ad insinuare ed incoraggiare nella società un clima d'intolleranza e razzismo.

Il momento in cui ci tocca vivere è caratterizzato da una profonda crisi. Una crisi non solo economica ma soprattutto relazionale, di valori, di credenze e aspirazioni. E' una crisi che sta minando profondamente i legami tra le persone portandoci verso una società sempre più disorientata e destrutturata in cui i macro-processi economici contribuiscono ad impoverire la maggioranza della popolazione amplificando la sensazione di precarietà e insicurezza per il futuro.

Questa condizione produce insofferenza indiscriminata nei confronti del proprio vicino di casa, dell'immigrato sull'autobus, nei confronti delle istituzioni e dei poteri costituiti aumentando il disordine sociale. Con il disordine sociale nasce il relativo bisogno di controllo sulla popolazione da parte di chi detiene il potere.

In questa logica ovviamente il potere non solo ha bisogno di utilizzare tutti i mezzi a disposizione per aumentare il controllo ma anche, come nel caso Antonio Pedace, di minare ogni espressione di solidarietà affinché il controllo sia più efficace, inoltre come si può osservare con l'approvazione del cosiddetto Pacchetto Sicurezza del governo Berlusconi si prevede il censimento per i senza fissa dimora, l'incitamento alla delazione e all'organizzazione di ronde di cittadini che si affianchino all'opera di controllo.

La questione del controllo è sempre più evidente con la proposta di aumentare a 30.000 il numero di militari sulle strade e piazze italiane. E' evidente quando si limitano le possibilità di sciopero, quando si limita la possibilità di manifestare davanti a luoghi di culto e quando il ministro dell'Interno dichiara che “ è necessario essere cattivi con gli immigrati clandestini”.

Il Pacchetto Sicurezza, in questo senso, può esser chiamato piuttosto “Pacchetto Controllo” evidenziando ancora una volta il tentativo di manipolazione delle parole e delle coscienze altrui.

Da questo punto di vista solidarizzare con Antonio Pedace significa non solo prendere posizione contro un'ingiustizia ma significa inoltre affermare il proprio rifiuto all'azione di controllo razzista e violenta del governo.


Vito Correddu

Associazione Umanista Help To Change




Tags: Politica | antirazzismo | controllo | immigrazione | solidarietà | Antonio Pedace | pacchetto sicurezza | razzismo

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carlo
SECONDA DICHIARAZIONE DI DISOBBEDIENZA
2009.02.05 14:04:38

Dopo l’approvazione del decreto di legge al Senato, ed in particolare dell’emendamento della Lega Nord che cancella la norma per cui il medico non deve denunciare lo straniero che si rivolge a strutture sanitarie pubbliche, oggi, in qualità di medico, ribadisco la mia “Dichiarazione di Disobbedienza”, già rilasciata in data 13 novembre 2008 e aggiornata in questa:

SECONDA DICHIARAZIONE DI DISOBBEDIENZA

La discriminazione ormai è all’ordine del giorno e nulla sembra più fermare questi barbari col fazzoletto verde. La Costituzione, che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini, e la Dichiarazione dei diritti dell’Uomo, che celebra l’uguaglianza di tutti gli esseri umani, sono documenti senza alcun significato per questi razzisti colmi d’odio e di paura, che ogni giorno siedono con le loro grasse natiche e le loro pance piene sui seggi del Parlamento italiano.

Ormai è diventato totalmente inutile anche lo stesso spiegare l’assurdità di proposte sempre più offensive per il genere umano e sempre più adatte ad un vero e proprio regime dittatoriale.

Ormai è giunto il momento della nonviolenza attiva; ormai è arrivato il momento della disobbedienza civile.

Io, in qualità di medico, disobbedirò, se verrà approvato anche alla Camera dei Deputati, al provvedimento che dovrebbe spingermi a segnalare i migranti irregolari che avranno eventualmente bisogno delle mie cure.
In qualità di medico rivendico la mia fedeltà al giuramento di Ippocrate che, tra l’altro, recita:

Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e dell'impegno che assumo, giuro:
- di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento;
- di attenermi alla mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze;
- di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione sociale e ideologia politica;
- di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell'esercizio della mia professione o in ragione del mio stato.

Infine, essendo, oltre che medico, umanista, m’impegno a lottare con tutti i mezzi nonviolenti a mia disposizione affinché venga cancellato questo vergognoso “pacchetto sicurezza” e tutti gli emendamenti dall’inconfondibile sapore razzista ad esso collegati, nonché tutte le leggi razziste a partire dalla legge Bossi-Fini.

Roma, 5 gennaio 2009

Carlo Olivieri
umanista



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carlo
USCIAMO DAL TUNNEL: BASTA CON LA VIOLENZA
2009.02.01 11:03:26

Che cosa sta succedendo in questo paese? Da un po’ di tempo a questa parte sembra che sia entrato in un tunnel. Un tunnel di violenza.
I presunti stupratori di Guidonia vengono arrestati per essere assicurati alla giustizia e invece vengono selvaggiamente picchiati non appena vengono rinchiusi in una cella.
Un omosessuale viene massacrato di botte da alcuni buttafuori a Roma e insultato con frasi tipo “Ti faccio vedere io cosa fa un maschio, checca di merda” oppure “Frocio di merda, ti facciamo vedere noi, ti pentirai di essere entrato”.
Ragazzini stranieri che vengono adescati per estirpare loro alcuni organi al prezzo di un paio di migliaia di euro. Migliaia di migranti che vengono rinchiusi per mesi e mesi in veri e propri lager. Sgomberi indiscriminati di campi rom senza alcuna alternativa.
Una montante insofferenza popolare che non viene assolutamente contenuta, ma anzi viene rialimentata da una speculare insofferenza della classe politica verso tutto ciò che potrebbe rappresentare un pericolo per il consenso che le permette di rimanere al potere: dai migranti cosiddetti clandestini al popolo rom, dalle prostitute ai writers, dai lavavetri agli omosessuali, dai ragazzini troppo vivaci ai malati psichici, tutti coloro, insomma, che devono essere in qualche modo segregati per il solo fatto di non rientrare nel modello mediocre e piccolo-borghese, stantio e ammuffito, che non sopporta neppure che qualcuno rovisti nel cassonetto sotto casa.

A furia di gridare “tolleranza zero”, stanno trasformando questo paese in un crogiuolo di intolleranza indiscriminata e di violenza a fior di pelle. In altre parole, un paese di “esauriti”.

Dobbiamo uscire da questo tunnel. Bisogna spezzare questa spirale.
La violenza è come una specie di malattia, perché non rimane racchiusa nella coscienza ma, una volta esercitata, essa agisce sugli altri. Essa agisce in tutti i campi.
È sufficiente che un solo uomo venga sfruttato perché dilaghi la violenza economica.
È sufficiente che un solo uomo venga diffamato per il differente colore della pelle perché dilaghi la violenza razziale.
È sufficiente che un solo uomo perda la sua libertà perché crede in un altro dio affinché dilaghi la violenza religiosa.

È questa la strada che sta percorrendo il nostro paese e noi dobbiamo ribellarci a questo apparente destino. Bisogna innescare un grande dibattito popolare affinché vessa messo in discussione questo andamento che sembra prestabilito.

È necessaria una grande campagna per dire “basta con la violenza”. Non dobbiamo giustificare il nostro ripudio verso la violenza. Questa violenza ci fa schifo e basta. Ripudiamo la violenza fisica, economica, razziale, sessuale, religiosa, politica.
A partire da questo ripudio, cominciamo a parlarne con i nostri amici, con i nostri parenti, con i nostri vicini, nel nostro quartiere, nelle scuole, nella fabbriche, negli uffici, al bar. Dovunque. Organizziamo riunioni, dibattiti, assemblee dove cresca il ripudio della violenza. Chi può vada nelle radio e nelle tv e spieghi perché questa violenza deve finire, perché tutta questa violenza non è più accettabile.

Sì, una grande campagna. “Basta con la violenza”. Usciamo dal tunnel. Spezziamo questa spirale.
Per imparare di nuovo a ridere. Per imparare di nuovo ad amare.

Roma, 1 febbraio 2009

Carlo Olivieri
umanista



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carlo
GIORNATA DELLA MEMORIA, GIORNATA PER IL FUTURO
2009.01.27 19:37:02

Non ne posso avere una memoria diretta, ma solo una memoria storica.
Come ogni essere umano, però, sono un essere storico e sociale.
In quanto essere umano, nella mia memoria ci sono eventi che non ho vissuto direttamente,
ma mi sono stati trasmessi dai miei padri e dai padri dei miei padri.
Le loro sofferenze sono anche le mie sofferenze,
come le loro gioie sono anche le mie gioie.
Oggi mi ritrovo un patrimonio che mi permette di riconoscere, prima che avvengano,
possibili errori ed orrori già vissuti dall’umanità che mi ha preceduto.
La memoria di quegli errori e di quegli orrori mi trasmette l’immagine di un muro.
Un muro che ancora una volta si sta alzando tra le migliori aspirazioni umane e la realtà.
Un muro che ha come base i “valori della razza” e istinti primitivi e zoologici.
Su questa base si ergono, con evidente sincronia cromatica, etnocentrismo e razzismo.
La sincronia continua, perché subito sopra si appoggiano odio, xenofobia e violenza.
Lo riconosco. È lo stesso muro dietro il quale si consumò l’olocausto.
Nonostante abbia colori diversi e sia reso più accettabile da un velo di democrazia formale,
lo riconosco. È lo stesso muro. Non ho alcun dubbio. La memoria non m’inganna.
La memoria mi dice che non c’è tempo da perdere.
Quell’orrore non venne dalla sera alla mattina. Quel muro non fu costruito in un giorno.
In molti videro quel muro che si alzava lentamente, giorno dopo giorno.
In molti pensarono che in fondo era solo un muro e che prima o poi qualcuno lo avrebbe abbattuto.
Non fu così. I miei padri e i padri dei miei padri arrivarono a capire troppo tardi.
E fu violenza. Tanta violenza. Quando si arriva troppo tardi non resta che la violenza.
E fu la liberazione. Ma la violenza non uccide mai se stessa.
Fu liberazione, ma non dalla violenza del potere e della sopraffazione.
Lo dimostra il muro che ancora una volta si sta ergendo tra le migliori aspirazioni e la realtà.
La memoria è fatta per il futuro, altrimenti non serve a un bel niente.
La memoria ci dice che, prima che la violenza prenda il sopravvento, bisogna abbattere quel muro.
Non bisogna fare lo stesso sbaglio dei nostri padri.
Stavolta è la nonviolenza che deve entrare in scena.
Quel muro deve essere abbattuto prima che sia troppo tardi.
Prima che si renda necessaria altra violenza.
Affinché la storia non si ripeta, bisogna anticiparla.
E non c’è altro modo per anticipare la ripetizione della storia se non con la nonviolenza.
Non lasciamo che coloro che godono di questa falsa democrazia fermino la storia
e ci trascinino di nuovo verso una inevitabile violenza.
La memoria è di tutti. Il futuro è di tutti. Non lasciamolo di nuovo nelle loro mani.
Stavolta saremo più veloci. Stavolta saremo noi la storia.

Roma, 27 gennaio 2009 – Giornata della Memoria

Carlo Olivieri
umanista



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carlo
STUPRO E RAZZISMO: DOPPIA VIOLENZA
2009.01.26 22:10:13

La confusione regna sovrana e in questa situazione i cretini, la cui madre è sempre incinta, si esprimono in tutto il loro splendore. L’altra sera un gruppo di giovani, aizzati da Forza Nuova, hanno seminato il terrore nelle vie di Guidonia, cittadina alle porte di Roma. Sulla scia della violenza sessuale subita, nella notte tra giovedì e venerdì scorsi, da una ragazza di 21 anni, si è scatenata la furia razzista, in quanto si presume che i colpevoli dello stupro siano cinque persone di nazionalità rumena. Sembra proprio che i fascisti di Forza Nuova non stessero aspettando altro. Sfruttando l’ennesimo episodio di violenza ai danni di una donna, questi individui hanno subito organizzato una fiaccolata nelle vie di Guidonia, in cui è totalmente scomparsa la violenza sessuale perpetrata da alcuni uomini nei confronti di una donna, ed è emerso evidente il vero motivo di tale manifestazione: punire tutti gli stranieri.
Bar devastati, caccia allo straniero nelle vie della città, migranti picchiati selvaggiamente, insomma spedizioni punitive in perfetto stile nazista, colorate da grida insensate tipo “Dovete morire tutti, tornatevene al vostro paese, stranieri di merda, qui non ci potete più stare”. Non dovevano essere del tutto decerebrati però, visto che hanno anche colto l’occasione per minacciare qualche migrante con frasi tipo “dacci il tuo telefonino e sparisci dalla circolazione”.

Ma questa non è che la punta di un iceberg. Sugli ultimi episodi di violenza nei confronti delle donne molti mezzi d’informazione e molti politici hanno dimostrato di essere figli della stessa madre dei cretini di cui sopra.
Ancora una volta la vera violenza che andava comunicata dai mass-media, cioè quella sessuale subita dalle donne, veniva messa in secondo piano, per far posto all’ennesimo attacco ai migranti che si trovano nel nostro paese. I colpevoli degli stupri non sono più uomini che, ubriachi o meno, si avventano su una donna per violentarla, ma diventano i soliti stranieri dell’est che vengono qui solo per ubriacarsi e delinquere.

Queste donne subiscono così una seconda violenza. Dopo lo stupro, vengono strumentalizzate per aizzare i peggiori spiriti discriminatori.

Anche nelle parole e nelle proposte di molti politici – primi fra tutti sempre i razzisti della Lega, ovviamente – l’enfasi è posta, dopo le formali dichiarazioni di solidarietà, non sulla violenza sulle donne, ma sulla necessità di cacciare gli stranieri, che diventano così tutti criminali e violentatori.

In questa confusione, in cui ad un tipo di violenza si aggiungono altri tipi di violenza, le vittime sono sempre le stesse: le donne e i migranti. In questa confusione la stupidità non ha più argini e dobbiamo anche sopportare un governo che propone di decuplicare la presenza dei militari nelle città e un presidente del consiglio che fa battute sulle donne che solo lui riesce a trovare umoristiche.

In questi momenti di confusione deve emergere la voce della lucidità, deve crescere quella coscienza nonviolenta che permette di vedere le cose per quello che sono: ogni stupro è una violenza esercitata nei confronti di una donna da parte di una o più persone che trattano quella donna come se fosse un oggetto. Se si sfrutta questa violenza per dare fiato alla discriminazione e al razzismo, la violenza diventa doppia, perché si tratta ancora una volta la donna che ha subito lo stupro come un oggetto, rendendola una seconda volta vittima di violenza. Così come si rendono vittime di violenza tutti i migranti resi anch’essi oggetto di atti discriminatori.
Noi, antirazzisti e nonviolenti, denunciamo che in questa doppia violenza sono tutti coinvolti: dai picchiatori razzisti ai mezzi d’informazione e ai politici che, fregandosene altamente della donna vittima dello stupro, danno il via all’ennesima caccia allo straniero.

Un giorno la nebbia che è calata su questo paese si diraderà. Quel giorno, cara amica, la vergogna che provi per la violenza che hai subito non albergherà più nel tuo cuore, ma sarà stampata sul volto di tutti gli avvoltoi che oggi si aggirano intorno a te.

Più presto ci ribelleremo all’apparente destino e disobbediremo all’attuale copione, più presto, cara amica, la nebbia salirà.

Roma, 27 gennaio 2009

Carlo Olivieri
umanista

 



Tags: razzismo | nonviolenza | antirazzismo

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